Dopo più di 16 anni di occupazione (5 dic. '87) l'archivio di El Paso, come potete ben immaginare, è stracolmo di materiale. Non solo: non avendo mai pensato di organizzare sezioni, gruppi di lavoro, commissioni o soviet per la propaganda, molto materiale è andato perso, altro è rovinato, altro ancora non è cronologicamente collocabile. Come se non bastasse la nostra scarsa abitudine alla conservazione burocratica della memoria, a peggiorare le cose ci si sono messe anche le numerose perquisizioni che hanno avuto l'effetto di una bella shakerata tra migliaia di fogli.
In
questa pagina troverete quindi i documenti che pensiamo siano più sintomatici
e significativi della vita e delle esperienze pasiche, immessi man mano che
ce li troviamo davanti o cercati appositamente dopo alcune discussioni.
Chi sia in possesso di materiale nostro, oppure ci tenga adarci suggerimenti
su quel che gli sembra importante vedere in rete, ci contatti. Ovviamente sono
gradite le collaborazioni da parte di chi sappia costruire pagine, scannare,
elaborare un'immagine, usare un pc, o semplicemente battere dei testi.
Qui troverete esclusivamente documenti, mentre nella sezione 'ARCHIVIO' troverete soprattutto immagini (con spiegazioni) uscite non solo dal covo pasico, ma provenienti anche dalle diverse esperienze con le quali siamo entrati in contatto anche prima di occupare.
Volantini
e comunicati sono qui inseriti a partire dall'ultimo in senso cronologico.
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ATRIUM - IL VUOTO OLTRE LO SFRUTTAMENTO Quando
gli imperatori devono far ingoiare ai sudditi qualcosa di disastroso,
organizzano dei giochi maestosi. E' ciò che succede ora: i nostri
governanti, destra e sinistra assieme (divisi solo dalla spartizione
dei finanziamenti), stanno cercando di far passare le Olimpiadi del
2006 (così come l'Alta Velocità e la metropolitana) come una bella
e buona occasione per noi sudditi. Non è così, ovviamente, e quindi
cercano di abbagliarci con luci e lustrini, nani e ballerini, costruzioni
splendenti dietro alle quali non c'è che speculazione. Devastazioni,
cemento, espropri, sprechi, controllo sociale. Due settimane di olimpiadi non possono giustificare lo scempio che avviene sia nelle valli (dove alle prossime inondazioni su griderà allo scandalo per l'ulteriore cementificazione che facilita le 'tragedie naturali') che qui in città. Hanno costruito questo Atrium, obbrobrio miliardario in pieno centro. Un pugno in un occhio in un centro storico già spogliato di ogni abitante senza alto reddito ma riempito con banche, telecamere, caserme ed uffici. Le olimpiadi invernali nelle loro ultime due edizioni sono state occasione solo di doping, combine e corruzioni gigantesche, culminate con arresti in massa. La nostra candidatura è dovuta all'intervento della famiglia Agnelli, così prodiga nel lasciare la città in brache di tela dopo aver preso dallo Stato migliaia di miliardi. Costruire dappertutto opere faraoniche per abbagliare la gente, che come ogni opera imperiale che noi paghiamo finirà male: vedi Italia '61, Experimenta, lo stadio Delle Alpi di Italia '90, l'autostrada della Valsusa. Gli sport 'minori' e di base non hanno spazi né strutture, mancano i soldi per i tranvieri, non abbiamo mai avuto i trasporti notturni (perché tutti fossero obbligati ad avere l'auto), mancano i soldi per l'assistenza e la sanità, non ci sono soldi per le scuole o per i cassaintegrati, e questi cosa fanno? Buttano i soldi per i loro spettacoli, devastano Torino con la metropolitana, ridisegnano il centro città come una fortezza chiusa a chi non ha soldi per entrarci e consumare, fondano architetti e società guidate dai politici che guadagnano miliardi, il tutto mentre migliaia di disgraziati per quattro soldi lavorano in nero e magari muoiono, mentre ai sudditi non resta che applaudire. Non siamo sudditi e non vogliamo assistere a questo sfruttamento umano, ambientale e sociale facendo finta che tutto va bene e che siamo tutti d'accordo. Non c'è nulla da festeggiare. Solo da opporsi e dire BASTA. SUDDITI IN RIVOLTA
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BUGIARDI MISERABILI e VIGLIACCHI La sfrontatezza e l'arroganza dei nostri governanti non conosce limiti: politicamente super partes, da destra a sinistra, in Giunta dichiarano che sgombereranno tutti i posti "che ospitano pochi ragazzi", "quelli completamente avulsi dal contesto sociale", naturalmente per "recuperare gli stabili" per "progetti definiti e realizzabili". Bugiardi… - Dopo
aver lasciato marcire per anni centinaia di edifici (molti dei quali
sarebbero sicuramente crollati senza l'intervento di chi li ha abitati,
altro che sfaticati, brutti stronzi bugiardi) adesso ci dicono che chi occupa leva spazi agli altri!!! In una città dove la gestione è totalmente verticistica, dove solo le istituzioni possono fare, feste, convegni, mostre, etc coi soldi dei contribuenti - e gli altri si arrangino, cerchino sponsor o muoiano - dove il cittadino suddito si deve limitare a consumare ciò che gli viene proposto, dove l'unico problema degli scaldasedie è come consumare il denaro che arriva dalle tasse o da Bruxelles (sai il giro di soldi, di tangenti, su appalti e feste, su case, carceri, scuole, ospedali, viadotti, strade, giardini, piste ciclabili…), il Comune vuole sgomberare tre casette PERCHE' SONO PICCOLE E AVULSE DAL CONTESTO SOCIALE… Gli AVULSI siete voi, vigliacchi arroganti, voi che parlate di sgomberare Alcova e Rosalia, adiacenti a Fenix*, che El Paso occupò 3 volte e 3 volte venne violentemente sgomberato… per lasciare posto a cosa? A UNA CASA VUOTA! E CHE VUOTA (al di là di una targa) E' RIMASTA!! Però guarda caso gli interessano quelle accanto… Miserabili… Ospitano
pochi 'ragazzi'? Certo, pochi che non hanno quelle idee da consumatori-e-basta,
il suddito bue che a voi vigliacchi tanto piace…. Quanto
sono costati i festeggiamenti in P.za Vittorio per le prossime Olimpiadi
del cemento del 2006? In nuce,
quanto ci costano i "progetti definiti e realizzabili" del Comune,
quelli di massa, e quanto quelli elitari ma di netta minoranza? E allora, qual è il parametro? Se è di massa funziona, se è elitario lo possono fare solo loro coi soldi degli altri? Quali
sono i "progetti definiti e realizzabili" che verranno realizzati?
Una disneyland campagnina dove i bambini imparano come drogare gli
animali, distruggere la frutta in eccesso, cementificare tutto, allevare
animali in batteria, fare vino tagliato, olio di colza, dove imparano
che è meglio lavorare in ufficio e mollare la campagna ché tanto la
CEE ti rimborsa per abbattere i tuoi alberi? Chi li decide sti' progetti? A chi devono piacere? A quanti? -------- Forse dovremmo, noi di El Paso, sentirci tranquillizzati da chi ci definisce "posto non a rischio di sgombero". Ci piacerebbe, ma siamo ben sicuri che nei prossimi Grandi Progetti Speculativi di giunte, industrie, urbanisti e politicanti ci sia anche il Lingotto, e inevitabilmente anche casa nostra. E al di là di casa nostra, non staremo a guardare una città che si trasforma sempre più in un feudo sterile dove la mega fabbrica FIAT si trasforma nella mega macchina SPETTACOLO, con la consensuale spartizione di potere e denaro tra politicanti, portaborse e strutture fiancheggiatrici. I posti occupati non si toccano. Buttateci fuori e poi vedrete se è più semplice per voi sgomberare un posto che difendere tutte i luoghi delle VOSTRE istituzioni, difendere i VOSTRI palazzi e i VOSTRI privilegi. Sgombereremo voi dalle vostre poltrone, bastardi arroganti, manderemo voi a lavorare finalmente, venditori di fumo, anziché farvi mantenere dagli altri.
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Qualche nostra riflessione sulle giornate di Genova. I commenti a caldo sugli eventi riportano (soprattutto, comè ovvio, da parte della stampa istituzionale), le accuse dei capi delle organizzazioni presenti a Genova che parlano, quasi unanimemente, di provocatori in combutta con la polizia (addirittura filmati o fotografati), o, nel minore dei casi, di teppisti lasciati liberi di agire che avrebbero comunque fatto il gioco della polizia dandole occasione di attaccare il grosso della manifestazione pacifica. La
prima osservazione che si può fare è che queste accuse
si ripetono metodicamente da 25 anni ogniqualvolta una manifestazione
di piazza sfugga al controllo dei suoi presunti organizzatori politici.
A sentire costoro ci sono sempre teste calde, compagni che sbagliano,
persone che cadono nelle provocazioni (fasciste o poliziesche),
oppure, nei casi più eclatanti, infiltrati. Ci sono migliaia di motivi per protestare: una congrega di potenti, i più potenti in Occidente, protetti da migliaia di uomini armati di tutto punto, gli stessi uomini che in prima istanza, tutti i giorni, dappertutto, applicano le decisioni dei potenti. Il G8 non è nulla. Nulla si decide là. Ma è un simbolo. E simbolicamente cera chi voleva protestare contro di loro. In modi e termini diversi. E a
questo punto bisogna intendersi sui termini. A che
serve una manifestazione di minoranza? A sfogarsi, a fare vedere
che non si è daccordo, a cercare di far pressione sui
nostri governanti perché prendano decisioni più giuste
chissà perché dovrebbero farlo. Però quando
poi ci si trova in piazza, magari per la seconda, la terza, la decima,
la centesima volta, dopo anni che si subiscono dallalto decisioni,
limitazioni, oppressioni, ingiustizie, repressioni, violenze, succede
altro. Succede che ci si ricorda della rabbia di quando si subiscono
dei torti, di come sia impossibile gestire la propria vita perché
in ogni suo aspetto siamo limitati e repressi da una sistema che
ha fabbricato dei binari predefiniti dai quali è impossibile
sfuggire. Succede che ci si rende conto di come non sia neanche
possibile capire chi sia il responsabile di ciò che ci accade. Così quando nella vita di tutti i giorni ci rendiamo conto che le cose non vanno, nessuno è mai colpevole, nessuno è responsabile, tutti hanno una giustificazione e non si può fare nulla, se non pregare, votare e chiedere qualche briciola in più (qualche soldo in più, una casetta ). Per le grandi questioni collettive non ci sono responsabili: inquinamento, fame, malattie, guerre e via dicendo, non trovano mai responsabili. E si resta lì a torcersi le mani, impotenti. Cè
chi è sceso in piazza con questi sentimenti ormai razionalizzati
da tempo, chi li ha sentiti emergere durante le ore in piazza. E
tanti, molti, hanno sfogato la propria rabbia, sono esplosi, comprendendo
come, in queste manifestazioni, non ci sia nullaltro da fare
che non porti ad una mera scampagnata. Tanti, molti, hanno espresso
distruttivamente la propria rabbia e il proprio furore contro un
sistema che, questo sì, è un blocco nero, un blocco
che non lascia spazio a nessun altro metodo, men che meno quello
della autodeterminazione della propria vita. Poi possiamo anche dire che la polizia avrebbe caricato comunque, che ha caricato chi non faceva nulla, che altro non aspettavano, che gli piace picchiare, che il clima era comunque di intimidazione, ma il fatto è che non cera altro modo sensato di porsi di fronte a 8 potenti che decidono per tutti e che si circondano di migliaia di uomini armati. E chi ha visto la violenza endemica della manifestazione istituzionale, dei suoi blocchi, delle mura, delle divise, ancor prima delle violenze dirette, sa che la responsabilità è dello Stato e dei suoi protettori, altro che provocatori. La loro stessa esistenza è una provocazione, una minaccia. Quando si protesta contro chi governa il mondo, non ci possono essere mezze misure. Il sistema vuole qualcuno (o alcuni) che governi tutti, e il singolo nulla può. E in questi giorni migliaia di singoli, non certo solo alcuni anarchici (giacché tutto ci interessa meno che cavalcare la tigre), si sono espressi, hanno vissuto senza mediazioni la propria rabbia. Sappiano, gli organizzatori, i mediatori, i politicanti istituzionali o meno, che nessuno, né noi, né loro, né nessuno di quelli in piazza ieri e in futuro, può governare la protesta, può imbrigliare la furia di chi tutti i giorni, è costretto a vivere sotto legida dello Stato, della Legge, della Giustizia. Costoro, i cosiddetti pacifisti, socialdemocratici, riformisti, non potranno far altro che ricalcare metodi e sistemi di coloro che dicono di contestare: organizzazioni verticistiche e specialistiche, delega, rappresentanza, controllo, censura, repressione. Potere contro il potere. Spariscano. Oppure si rassegnino ad organizzare viaggi per turisti alternativo-antagonisti annoiati, magari per destinazioni esotiche e lontane, che non li tocchino così da vicino nella vita quotidiana.
Ciò che è invece materialmente pericolosissimo è la diffusione di telecamere, video e macchine fotografiche dovunque, anche nelle proprie file. Lo strumento maggiormente utilizzato dalla repressione per il controllo, lidentificazione e la repressione degli individui. Bisogna eliminare, innanzitutto tra di noi, questa pratica, questa abitudine stupida ed inutile di filmare e fotografare. La rappresentazione, lo spettacolo della realtà non può far altro che sviare le nostre azioni.
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Algunas de nuestras reflexiones sobres las jornadas de Génova. Los comentarios en caliente sobre los acontecimientos llevan (sobre todo, como es obvio, por parte de la prensa institucional), las 'acusaciones' de l@s jef@s de las organizaciones presentes en Génova que hablan, casi unánimemente, de provocador@s confabulad@s con la policía (incluso filmad@s o fotografiad@s), o, en el menor de los casos, de gamberr@s dejad@s libres de actuar que habrían hecho de todas formas el juego a la policía dándole ocasión de atacar al grueso de la manifestación pacífica.
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Some of our reflections on the days in Genoa . The heated comments about the events report (above all, obviously coming from the institutional press) the accusations from the heads of the organizations present in Genoa that speak, almost unanimously, of provocateurs in combat with the police (thoroughly filmed and photographed), or, in a minority of cases, of hooligans let loose to agitate, who played games with the police giving them an opportunity to attack the bulk of the peaceful demonstration.
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GENOVA E' DAPPERTUTTO Ormai
è un dato di fatto. Il mondo è sul punto di venir
trasformato in un unico, enorme ipermercato. Da San Francisco a
Calcutta, da Rio de Janeiro a Mosca, ci metteremo tutti in coda
per consumare le stesse identiche merci dagli innaturali colori
sgargianti. Ciò che per molti costituisce unautentica
ricchezza da salvaguardare lautonomia e la diversità
potrebbe essere spazzato via per sempre dallimposizione planetaria
di una politica economica e dal sistema sociale conseguente. Quando
ci viene messa davanti una sola possibilità mentre ci viene
impedita con la forza ogni altra alternativa, non si può
parlare di libertà di scelta di fronte ad unofferta.
Ma solo di obbedienza alla coercizione. La produzione seriale dei
nostri giorni sulla terra (con tutti i loro piaceri, i sapori, le
sfumature), con la sua imposizione di un unico modello di vita a
cui conformarsi, è il baratro totalitario che molti vedono
aprirsi davanti a sé.
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RELAZIONI PERICOLOSE Periodicamente accade di dover segnalare delle pratiche repressive già note, ma sulle quali si rischia, col passar del tempo, di farsi sorprendere con la guardia abbassata. Senza voler alimentare forme eccessive di paranoia o prudenza che già non siano ben radicate e motivate, dobbiamo battere il chiodo sulle forme di controllo e di repressione, anzi, su un loro aspetto particolare ed endemico; se ormai non ci sorprendono più le cimici in casa, la registrazione delle telefonate, le fotografie, con le microcamere installate davanti alle nostre case e luoghi, i pedinamenti, questo del contatto diretto e della delazione è un metodo di ‘recente’ applicazione, che molti forse si trovano ad affrontare per la prima volta. I fatti sono avvenuti, con modalità diverse, in numerose città, e riguardano sia la Polizia che i Carabinieri: diversi anarchici, soprattutto persone giovani, interessate a varie attività ma non schedate poliziescamente come ‘partecipanti o militanti di vecchia data’ vengono convocate (questura o caserma) con inviti vaghi o informali (in un caso anche diretti e ufficiosi); costoro si ritrovano in tali luoghi e si rendono conto che in realtà non ci si trova a dire nulla in particolare ma semplicemente a parlare. Succede semplicemente che le forze dell’ordine cercano di capire un po’ con chi hanno a che fare: tastano il polso alle persone, realizzano chi è più portato a parlare (ma anche a indignarsi, a protestare, a fare scena muta) e chi no. Anche dal diniego verso alcune domande ricavano informazioni utili sui legami personali (dati che possono utilizzare un domani per creare dal nulla fantomatiche costruzioni giudiziarie come l’inchiesta / processo Marini), sui contrasti, sulle frequentazioni, valutano se piazzando una cimice da questo piuttosto che da quell’altro otterrebbero più informazioni… Naturalmente è una buona occasione per intimidire, per spaventare. Comunque anche solo dal fatto che alcuni abbiano seguito l’invito (non obbligatorio in alcun caso, da quanto ne sappiamo) di presentarsi, gli sbirri hanno tratto utili informazioni. Ad esempio che c’è chi si ritrova sprovvisto delle più elementari nozioni utili ad affrontare la situazione anche dal punto di vista legale, non avendone evidentemente parlato coi propri amici o compagni (che avrebbero probabilmente fornito altre indicazioni) o avendolo fatto solo dopo averne parlato con l’avvocato (che fornisce esclusivamente pareri tecnici, che vanno però inevitabilmente elaborati con la propria testa anche nel caso dei cosiddetti “avvocati di movimento”). Cerchiamo di capirci bene: non ci sono state ‘proposte dirette’ di delazioni, ma il senso dell’operazione è questo: la delazione, soprattutto indiretta, verificare le possibilità di collaborazione e raccogliere informazioni tese anche solo a schedare a 360° le persone. A conoscere l’altrui giro d’amicizie e inimicizie, a capire con chi si è legati e con chi si è in disaccordo. Magari se ne approfitta per seminare un po’ zizzania, per diffondere false notizie (magari proprio su altri che sono andati lì ed hanno ‘parlato’), per legittimare falsità nei verbali di altre indagini riguardanti altre persone (come hanno fatto negli ultimi anni, certi del fatto che vi è chi considera indiscutibili eventi e parole descritte nei verbali e nelle intercettazioni). Niente di ufficiale e magari di legale per le varie polizie, ma d’altronde nessuno è stato costretto ad andare da costoro, e tutte le informazioni sono sempre utilizzabili e per scopi di vario calibro. A Torino invece c’è stato un contatto diretto e una richiesta diretta di informazioni (banali), motivate con un possibile scambio di favori riguardo ad una testimonianza di un processo: contatto diretto senza frutto, naturalmente. Di fronte a fatti del genere ci teniamo a riproporre alcuni indispensabili indicazioni: - Non si è praticamente MAI obbligati a recarsi in Questura o caserma, a meno che non lo stiano facendo loro di forza. - La prima cosa da fare è parlare SUBITO coi propri affini prima ancora che con gli avvocati. Nel caso in cui, si decida di presentarsi alla convocazione ci si va con l’avvocato. - Non esistono questioni private o personali con alcun tipo di polizie: telefonate, inviti a voce o peggio ancora rapporti personali (“a tu per tu”): ogni volta che uno sbirro dice ‘se fosse per me’ o ‘io la penso come te’, o anche solo che parla del più e del meno, sta applicando una tecnica vecchia e banale che mira solo a stabilire un contatto. Costoro mentono per mestiere, per soldi. Non ci possono essere contatti sani di nessun tipo con costoro: è tutto buono per loro ed è tutto a vostro (e altrui) pericolo. Insomma, non esistono sbirri buoni o che ti fanno favori (o che agiscono neutralmente). E, ricordiamo, anche parlare con i giornalisti può sortire effetti deleteri e incontrollabili. Smascherare queste porcate è utile e necessario così come contrastare le più brutali e usuali forme di repressione. ANARCHICI CONTRO LA REPRESSIONE 10 Aprile 2001 |
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Oltre venti morti, una decina di dispersi, quarantamila sfollati. Fino ad ora. E migliaia di miliardi di danni. Come se a precipitare sulle nostre teste non fossero state gocce di pioggia, ma bombe. Come se a devastare le nostre case non fosse stata un’alluvione, ma una guerra. In effetti, così è stato. Solo che il nemico che ci ha colpito così duramente non è stato il fiume o la montagna. Questi non sono stati affatto strumenti della vendetta di una natura che siamo abituati a considerare ostile. La guerra in corso ormai da secoli non è quella tra umanità e ambiente naturale, come in molti vorrebbero farci credere per assicurarsi la nostra disciplina. Il nostro nemico siamo noi stessi. Noi siamo la guerra. L’umanità è la guerra. La natura è solo il suo principale campo di battaglia. Noi abbiamo causato queste forti precipitazioni, trasformando il clima atmosferico con la nostra attività industriale. Noi abbiamo rotto gli argini dei fiumi, cementificando il loro letto e disboscando le loro rive. Noi abbiamo fatto crollare i ponti, costruendoli con materiali di scarto scelti per vincere gli appalti. Noi abbiamo spazzato via interi borghi, edificando case in zone a rischio. Noi abbiamo allevato gli sciacalli, mirando al profitto in ogni circostanza. Noi abbiamo trascurato di prendere misure precauzionali contro simili eventi, preoccupati solo di aprire nuovi stadi, nuovi centri commerciali, nuove linee ferroviarie e metropolitane. Noi abbiamo permesso che tutto ciò avvenisse e si ripetesse, delegando ad altri le decisioni che invece riguardano la nostra vita. Ed ora, dopo che abbiamo devastato l’intero pianeta per spostarci più velocemente, per mangiare più velocemente, per lavorare più velocemente, per guadagnare più velocemente, per guardare la televisione più velocemente, per vivere più velocemente, osiamo pure lamentarci quando scopriamo che moriamo anche più velocemente? Non esistono catastrofi naturali, esistono solo catastrofi sociali. Se non vogliamo continuare a rimanere vittime di terremoti imprevisti, di inondazioni eccezionali, di virus sconosciuti o quant’altro, non ci rimane che agire contro il nostro autentico nemico: il nostro modo di vita, i nostri valori, le nostre abitudini, la nostra cultura, la nostra indifferenza. Non è alla natura che occorre urgentemente dichiarare guerra, ma a questa società e a tutte le sue istituzioni. Se non siamo capaci di inventare un’altra esistenza e di batterci per realizzarla, prepariamoci a morire in quella che altri ci hanno destinato e imposto. E a morire in silenzio, così come abbiamo sempre vissuto. Antiautoritarianonimi 18 ottobre 2000 |
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A Torino il clima è pesante ultimamente. A fine gennaio Silvano viene
condannato a quasi 7 anni di carcere per ass. eversiva (più altro) in
concorso con ignoti; Sole e Edo vengono scagionati. Alle proteste del
pubblico gli sbirri caricano fuori dal tribunale e pestano duro. Dopo un
mese (fine febbr.), relativamente a quella giornata, arrestano quattro
persone (su sei) per aggressione e furto di telecamera. Le vanno a
prendere a casa, tre delle quali occupate e perquisiscono tutto.
Quel che succede dopo è prevedibile: presidi in centro, serate danzanti
(le due settimane dopo). I quattro restano dentro. Tramite l'avvocato
inviano il 2 marzo dal pc di Radio Black Out un e-mail pubblica in cui
chiedono: "chi sa qualcosa della telecamera vada dal nostro avvocato".
Sabato 11 alcuni squatters indicono una conferenza stampa alla libreria
Comunardi di Torino. Domenica 12 uno degli arrestati scrivendo precisa a
titolo personale che il messaggio del 2 non è da ritenersi un invito
alla delazione. Conoscendo la persona, già lo immaginavamo, ma quello è
e resta un invito alla delazione (perdipiù assolutamente ininfluente
rispetto alla possibilità di uscire di galera).
Le valutazioni di tutto ciò sono molteplici e riguardano vari livelli.
Intanto va detto che secondo noi il clima a Torino non è pesante per gli
occupanti di case o per gli 'antagonisti': il clima è peso per tutti,
per ultras e casalinghe, per immigrati e lavoratori, per criminali e
giovinotti. E non è pesante solo a Torino: si appesantisce in molte
città, forse in tutta Italia (Bologna, Milano, gli ecologisti, i CARC, e
chissà quante altre cose non sappiamo), forse in tutta Europa.
Il pm Marini a Roma nel suo processo parla di reprimere i sovversivi
preventivamente, anche in assenza di reati pratici: basta aver
dimostrato col proprio atteggiamento l'ostilità verso le istituzioni
democratiche.
Polizia e magistratura hanno deciso a tavolino di mostrare i muscoli e
tastare un po' il polso alla situazione: il terreno per muoversi l'hanno
trovato, molto più agevole di quanto presumevano, evidentemente:
condannano uno a 7 anni dopo aver fatto due morti in carcere e dicono
pure che ce ne sono altri rimasti ignoti (li stanno cercando,
ovviamente). Chi dice qualcosa prende mazzate. Per fare quattro arresti
invece di bloccare la gente per strada (nessun problema) fanno
un'operazione militare. E oltre la consuetudine tengono la gente dentro
due settimane.
Le reazioni a tutto ciò: si balla, all'università e nelle case, si fanno
presidi goliardici, creativi, e come se non bastasse una conferenza
stampa in una grande libreria invitando i giornalisti (ma non erano
tutti merde? Ma non si diceva che averci a che fare era come parlare con
gli sbirri? Non sono quelli contro cui tutti gridavano un paio d'anni fa
?). Chissà come si sentono i tre anarchici che saranno processati lunedì
prossimo accusati di aver pestato il giornalista Genco e tutti quelli
che col loro gesto hanno solidarizzato.
Si firmano manifesti di denuncia: siamo giovani ed innocenti, siamo
pacifici, siamo vittime. Non c'è nulla di male in quel che facciamo. Non
ci sono prove. Chi è dentro è sempre innocente. Sono i poliziotti i
cattivi. Gli sbirri e i magistrati si staranno fregando le mani. Fanno
quel che vogliono e per tutta risposta si balla e si scherza. E ci si
tiene la rabbia dentro. Te la tieni e te la vai a smaltire per i cazzi
tuoi.
E' un atteggiamento che si è andato consolidando dall'inizio della
vicenda di Sole Edo e Silvano. Se c'è qualcosa da dire e da fare è solo
quando ci attaccano, quando siamo vittime. Reazione, non azione. Meglio
non parlare di questioni spinose, non approfondire. Che chi ha velleità
sovversive se le coltivi per conto proprio. Così si spiegano iniziative
incredibili come il messaggio degli arrestati. A Radio Black Out il
messaggio passa (tra l'altro: ma perché si è voluto inviare questo msg
proprio dalla radio? perché non da uno dei posti oppure da un service
qualsiasi?) per venire poi smentito dalla redazione in toto che nulla
sapeva.
Il problema è che ormai si gira in tondo mordendosi la coda. In assenza
di progetti di liberazione, la capacità d'analisi viene meno,
soprattutto nei momenti critici. Eppure c'erano i motivi per parlare
prima di queste cose, anche in assenza di eventi repressivi, ma ai più
sembravano lontani, ideologici, pesanti. Così si parla e ci si muove
solo a caldo.
E così il presunto 'movimento' si accomoda con giornalisti che
intervistano presunti leader che raccontano delle proprie disgrazie o
coi politici cui viene offerto spazio di manovra (basta chiedere...).
Tutti nuovamente legittimati. Questo è anche il risultato di discussioni
(pesanti) mai volute affrontare fino in fondo, di sottintesi, malintesi
e malafede. Anche malafede, sì, perché qualcuno gioca a fare il
politicante.
E ci sembra che a Roma, per gli scontri del carnevale, si vedano le
stesse cose, gli stessi meccanismi. In una situazione 'libera', di
'movimento', scoppiano scontri di cui si sentiva parlare comunque prima
in maniera evidente. Qualche autorevole occupazione dà la linea,
condanna i provocatori, parla di idioti, teppisti, drogati, addirittura
di gente pagata dalla polizia, sul giornale vengono intervistati
presunti leader, esponenti dei partiti (di 'movimento' anche questi?),
si parla di collaborare con la polizia, di fornire filmati e foto per
individuare i teppisti, si fanno anche dei nomi durante le assemblee.
Una manifestazione pubblicizzata come senza organizzatori, almeno prima.
I politicanti passano sopra la testa di tutti: a Roma c'erano tante
persone a scontrarsi con gli sbirri. C'erano persone di tanti posti
diversi, quelli magari che da soli non usano far uscire documenti e fare
conferenze. C'erano persone che non 'sono' di nessun posto. E così pure
a Torino la retorica dei manifesti simpatico-vittimistici da anni copre
dubbi, e contrarietà dei più che non firmano, non si aggregano, non sono
'squatters', anche se si indignano per noi, si incazzano come noi, anche
se magari sentono più di noi del 'movimento' la necessità di andare
oltre una piacevole sopravvivenza.
Soprattutto non si ragiona sugli eventi: il modulo di interpretazione è
immutabile da tempo, a Roma come a Torino: da una parte ci sono quelli
dei grossi CS, forse ammanicati, forse pagati, che lavorano tanto, che
aggregano, o gli allegri ragazzi creativi e dadaisti degli squat,
dall'altra i cani sciolti, violenti, quelli che addirittura alla Camera
vengono indicati come 'quelli pericolosi', noti, sotto controllo. Ma la
gran parte degli individui non ci sta proprio -giustamente- a ficcarsi e
a farsi ficcare di qui o di là. E allora le cose peggiorano giorno dopo
giorno: da Roma si evince che per alcuni ci potrebbero essere buoni
motivi per collaborare con la polizia, a Torino per ora non si fa altro
che lamentarsi e chiedere.
Se fossimo stati tra i (non) organizzatori di Roma magari ci saremmo
picchiati con quelli che hanno sbracato (perché al carnevale si sono
anche fatte cazzate, come sempre in tali casi), ma per noi non esiste
nessun motivo al mondo per collaborare con polizia, giornalisti,
magistrati o politicanti di qualsiasi genere. Se fossimo stati tra i
partecipanti avremmo accolto con favore la proposta di non limitarci a
ballare: ci siamo un po' rotti il cazzo di ballare, pare sia l'unica
cosa che riesci a fare in ogni occasione, secondo alcuni. E non firmiamo
automaticamente manifesti soprattutto quando ci sono solo slogan e
banalità, non facciamo conferenze stampa.
Ma soprattutto non ci spacciamo per i rappresentanti di questa o quella
situazione: perché non ci muoviamo solo perché ci toccano gli amici,
perché non si possono vivere queste situazioni come 'le nostre', perché
tanta gente si muove anche se non ci sono di mezzo amici o casette
occupate o megacentri, e addirittura ci sono persone - non certo solo
noi, per fortuna - che si muovono autonomamente e attaccano, anche se
non ce lo fanno sapere tramite feste e manifesti.
Non cerchiamo l'accordo con nessuno, non crediamo nell'aggregazione di
qualsiasi tipo, ma crediamo nel confronto tra persone che vogliono dare
il giro a tutto, indipendentemente dal fatto che si ritengano aggredite.
Basta l'insoddisfazione, secondo noi. E nessuno ha il monopolio
dell'insoddisfazione.
L'attacco non è mai negativo. L'attacco può anche non essere
piacevolissimo, lieve e indolore, di certo non sgravato da errori, visto
che non sempre è frutto di un progetto organico, globale, collettivo,
anzi. L'importante è non fossilizzarsi. Le strade se le vogliamo
dobbiamo riprendercele, non richiederle. E chi ci mette in galera va
attaccato, non denunciato alla pubblica opinione. Soprattutto, visto che
non ci sentiamo dei padreterni, pensiamo che sia meglio per tutti noi (e
sia anche peggio per la sbirraglia) stare zitti quando non si ha nulla
di serio da proporre. Meglio il tizio qualsiasi che da solo sabota
lavorando che parlare in massa coi giornalisti e dare linee precostitute
oltreché inutili. Non ci sono innocenti, non ci sono colpevoli e non ci
sono vittime.
EL PASO OCCUPATO 16 Marzo 2000 |
| RIPORTIAMO
QUI UNO SCRITTO DI ARTURO, INVIATO DALLA LATITANZA:
Siccome sono
state rese pubbliche le imputazioni riguardanti le vicende di Brosso,
l'avvocato che si occupa del mio caso mi chiede quale linea di difesa
io intenda adottare. I miei sentimenti non sono merce da tribunale, oggetto di speculazioni pietistiche, e non possono quindi essere utilizzati al fine di negare la lucidità e la determinazione con cui collettivamente sI sono cacciati dai funerali di baleno gli sciacalli dell'informazione. Io penso che la cosa migliore sia quella di potermi confrontare con gli altri imputati e tutti coloro che in quei giorni condivisero quelle lotte. Non mi aspetto nulla di buono dalla "giustizia" e preferisco rilanciare. A Brosso come pure in altre circostamze, si è dimostrato che tamite l'azione diretta è possibile difendersi dai falsari dell'informazione. Basta uscire dal ruolo passivo dello spettacolo che viene imposto. Senza perdere tempo a lamentarmi sul perchè questa volta sia toccata proprio a me, rilancio la questione a tutte le persone che a quei momenti hanno preso parte. Avrei piacere che questa vicenda si potesse trasformare in un'occasione per agire, un'occasione di analisi e confronto per coloro che quel gesto lo hanno compreso e sostenuto. Creare un'occasione che dia anche a me la possibilità di partecipare, di rimanere in contatto con la realtà che vivevo. La mia situazione
è cambiata e mi ha naturalmente portato a fare più aprofondite
riflessioni sui miei obiettivi e sulla mia concezione della rivolta.
Evidentemente mi rivolgo a quanti hanno scelto una rivolta senza limiti, a coloro che sanno ragionare anche con il cuore e non permettano che la propria partecipazione venga pilotata da logiche autoritarie, che queste provengano da squallide stanze del potere o, peggio ancora, da quelle ridipinte di una casa occupata. Quanto ho finora esposto è un resoconto di alcune riflessioni che spero possano stimolare discussioni costruttive con chi, anche a distanza, continua a sentire gli stessi miei desideri. ARTURO FAZIO Inserita
in rete il 9/1/99 |
| -Lunedì
9 Novembre 1998-
ALLARME BOMBE ANARCHICHE: CHE CI STANNO PREPARANDO I NOSTRI GOVERNANTI? Da venerdì 6 novembre è scattato uno strano allarme a Milano; i media riferiscono di un'informativa dei servizi segreti (chi scrive civili, chi dice militari) secondo la quale non meglio identificati gruppi anarchici erano (sono?) in procinto di piazzare degli ordigni in luoghi quali stazioni della metro, dei bus, della ferrovia, eccetera. Ci parlano anche di informazioni che proverrebbero da infiltrati nell'ambiente (?!?). Così in questi ultimi giorni si son visti cc sguinzagliati un po' dappertutto nella città di Milano a scrutare in giro senza saper bene che fare. Per buona misura ne hanno aggiunti 120, d'amblé. La cosa viene spiegata dai vertici di polizia (apparsi infastiditi dalla 'fuga di notizie', forse per ciò stasera nessuno ne ha più parlato in tv) come un prosieguo dell'allarme causato dalla bomba di qualche settimana fa piazzata all'Intendenza di Finanza a Milano, mentre i giornali si allargano ricordando l'emergenza dei pacchi bomba di quest'estate. A tutto ciò, vi facciamo sapere noi, si aggiunge un'intensificazione dei controlli diretti e indiretti nonché qualche problema spiegabile solo in un modo nelle comunicazioni telefoniche... Secondo noi esiste la concreta possibilità che - anche all'ottimo riparo di un moderno governo di sinistra, invulnerabile a ogni eventuale accusa di stato di polizia - si stia per ripetere un'ondata repressiva stile "Marini II", con arresti in massa o perquisizioni. I sintomi ci sono tutti:
intanto la palese falsità dell'emergenza. Se è vero che
gli anarchici, al contrario di quanto vanno disperatamente sbraitando
ad ogni pericolo delle belle anime, le bombe le mettono eccome, e se è
vero che a metterle o a compiere simili azioni non sono solo loro, e addirittura
non sono solo soggetti rivoluzionari (al palazzo delle tasse, potendo
farlo senza tanti rischi, ci sarebbe la coda, per non parlare di tribunali,
eccetera...), ebbene, stante tutto questo, Loro, che hanno una bella e lunga tradizione di stragi assolutamente indiscriminate, che addirittura, negli ultimi anni, hanno coltivato allarmi veri e falsi solo per guadagnarsi la pagnotta. E la storia dell'infiltrato? Stanno istruendo un'altra Mojdeh Namsetchi? Quella gli è venuta proprio male, stando agli atti del processo istruito dal giudice Marini contro fantomatiche bande armate anarchiche. Glie ne serve un'altra? Vogliono sfruttare lo slancio emotivo di pacchi bomba? Vogliono riportare in carcere quella trentina di arrestati del sett. 96, usciti solo per un errore dei burocrati? Bè, se ne studino un'altra. Se nei prossimi giorni ci saranno casini di questo tipo, che sia ben chiaro fin da ora il giochetto. E se hanno veramente paura di eventuali bombe, anarchiche o meno, che si guardino i palazzi del potere, dello sfruttamento e della repressione, non le strade. Il terrore è cosa loro, non certo nostra. (come direbbe Frengo) STRONZI! El Paso occupato
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CLANDESTINO? Dalla cronaca nazionale di Repubblica di martedì 25 agosto "Ecco tutti i nostri nemici"
etc etc. segue articolo
di Arturo Buzzolan e Marco Travaglio (che vi risparmiamo) Tutti già sotto processo per mani di Marini, sotto controllo, nell'occhio del mirino eccetera eccetera, blah blah. Per l'opinione pubblica,
ecco qualche altro elemento appetitoso. Che suspence c'é? Già Luther Blisset,
dalle pagine di una rivista radicale l'aveva scritto, questi anarchici
che sparlano a destra e a sinistra, soprattutto a sinistra, se la vanno
cercando. E suonano ancora più minacciosi i vari estratti assolutamente non desueti dalle varie analisi e commenti provenienti sia da El Paso che da altri settori radicali di questi ultimi 10 anni. Nulla di particolare: leggetevi, tanto per gradire, l'opuscolo contro la legalizzazione di 7-8 anni fa, ma anche volantini, manifesti, sulle elezioni, sui partiti, sulla scuola, sulle droghe, sulla religione, sul militarismo, su eventi repressivi, sul controllo sociale, sulla musica, sulle mode... Però un po' di colore ci va, magari per meglio inquadrare le prossime operazioni repressive poliziesche, per chiarire che non si vogliono colpire le idee, i bravi ragazzi, i centri sociali, ma solo i criminali. Canzone già sentita.
Sì, brillanti giornalisti,
l'opuscolo è datato giugno 98, come scrivete voi, "un mese prima
delle sei -per ora- spedizioni." 27 Agosto '98 - El Paso
Occupato |
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Per non far torti a nessuno.
Il suo ruolo sembrerà
positivo a chi ritiene che il dialogo sia utile o necessario, non certo
a chi ritiene che non vi sia l'oggetto della questione: non c'è
nulla su cui dialogare. Certo, per chi ha delle richieste da presentare allo Stato (soldi, permessi, sconti, garanzie, appoggi, legittimazioni politiche, sociali, artistiche), il dialogo rappresenta l'unica strada, una forca caudina imprescindibile per il proprio inserimento. Per costoro il pacco al consigliere Verde Cavaliere sarà un errore, uno sbaglio, addirittura una montatura dei servizi segreti per criminalizzare il 'movimento' che ovviamente deve rimanere puro e santo come l'anfratto mariano. Per noi un politico è
un politico, nulla più, nulla meno, così come non esistono
magistrati buoni o giornalisti cattivi (anche se leggere i passati articoli
di Genco e rimanere freddi è veramente sforzo degno di un santo
per chiunque...). Un posto in fondo sono quattro
mura, il resto non lo si butta giù così facilmente.
Nulla di cui sorprendersi, neanche delle grida da paraculo sul solito complotto dei servizi segreti e sulla estraneità dei 'bravi ragazzi dei centri sociali' a gesti del genere; saranno solo il solito utile appoggio all'opera della polizia, ci siamo abituati purtroppo. Sapete, in fondo è
la solita storiella, noi da una parte e loro dall'altra, come sempre,
come tutti i giorni, anche senza prime pagine. 5 Agosto '98 - El Paso occupato
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Apprendiamo dai tg odierni
che qualcuno, evidentemente poco distratto dalla solita estate divertimentosa,
ha inviato un paio di pacchetti tipo bomba al magistrato (lui però
era in vacanza) che ha incarcerato Baleno, Soledad e Silvano ed uno al
giornalista Genco. Un saluto a tutti quelli che hanno il sangue e la testa talmente bollenti da dimenticarsi il clima. 4 Agosto '98 - El Paso occupato
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| OGGI CORTEO
A NOVARA h.17
PER
LIBERARE SILVANO, PER LIBERARE TUTTI, Non siamo qui per reclamare Giustizia, nessun tipo di Giustizia, né borghese né proletaria né rivoluzionaria. Non siamo qui per sostenere l'innocenza di Silvano né per ribattere alle fumose costruzioni pubblicate dal Manifesto o dal giornale di don Ciotti o dall'ormai celeberrimo Luna Nuova, in base alle quali lo si vuol dipingere come personaggio sospetto, come vorrebbe il copione della magistratura. Siamo qui per far sentire
a Silvano la nostra vicinanza in un momento per lui senz'altro durissimo
rispetto a chiunque altro, ma soprattutto per smascherare l'inchiesta
sui sabotaggi in Val Susa. Questa è l'ipotesi più pericolosa per lo Stato e per i suoi servitori, per chi ne dipende, per coloro che se ne servono. Questo è ciò che non potranno mai dichiarare. Il tipo di isolamento e
di efferatezze cui hanno costretto Silvano, e prima anche Edoardo e Soledad,
costituiscono il percorso obbligato dello Stato che non può intraprendere
altra strada che non quella della criminalizzazione e dell'annientamento
di chi gli si oppone apertamente. Di queste balle poco ci
interessa rispetto alla questione fondamentale: c'è chi - e non
ci interessa sapere chi - attacca i progetti dello Stato e del Capitale.
Noi come sempre siamo d'accordo con chi si muove con mezzi e metodi che
riteniamo affini ai nostri. Non ci stupiamo neanche delle rappresaglie
repressive dello Stato. Questo non influisce sul fatto di provare un odio
indicibile contro questi magistrati che per ragion di Stato e di carriera
uccidono alla cieca, contro coloro che hanno condotto questa indagine
e contro coloro che hanno arrestato e detenevano prigionieri Silvano,
Soledad e Baleno. 18 Luglio '98 - El Paso
occupato |
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E' di poche ore fa la notizia che i tre redattori della radio saranno sottoposti a processo nell'aprile 1999. Nell'udienza preliminare il magistrato ha accettato la tesi di Marini & C. secondo la quale la "Nota informativa del ROS dei CC", recapitata anonimamente alla radio nel luglio scorso e quindi presentata al processo, sia opera dei tre redattori, il quale l'avrebbero composta con il computer di uno di loro (redattore nonché imputato nel processo Marini e responsabile del Comitato Difesa Anarchici), stampata con la propria stampante e se la sarebbero quindi spedita alla 'propria' radio per poi presentarla al 'proprio' processo per scagionare gli imputati. Il testo della nota è
un vero e proprio piano per incastrare gli anarchici definiti più
pericolosi, contro i quali da anni si svolgono indagini e processi senza
esiti definitivi, tramite la fabbricazione di una falsa pentita.
Noi pensiamo che non a caso
questo processo sia stato fissato tra un anno, e che magari sarà
ancora rinviato, almeno fino a quando il processo Marini sarà concluso.
Sarebbe troppo scomodo in questo frangente affrontare delle conclusioni
magari imbarazzanti che potrebbero influire sul Grande Processo contro
gli anarchici, meglio affossarlo nel tempo. Noi faremo del nostro meglio per far danni anche questa volta, state tranquilli. 14 Luglio '98 - El Paso
occupato |
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Soledad si è presumibilmente (ma non abbiamo motivo per dubitarne) impiccata questa notte, tra il 10 e l'11 luglio a Benevagienna, nella comunità di Sotto I Ponti della quale era ospite agli arresti domiciliari. La sua salma è stata trasportata nella mattinata stessa nell'ospedale di Mondovì sotto ordine dello stesso magistrato che stamane è comparso in loco inveendo perché gli avevano interrotto il weekend. I giornalisti presenti in loco sono stati allontanati senza complimenti. Soledad aveva 22 anni ed
era argentina. Era in Italia dal settembre 1997. Nell'ambito delle indagini
condotte dai CC del ROS sui sabotaggi (una dozzina circa) contro i cantieri
dell'Alta Velocità in Val Susa era accusata di aver fatto parte
di una banda armata denominata "Lupi Grigi", organizzazione che ha rivendicato
uno solo degli episodi sopracitati, avvenuti quasi tutti prima dell'estate
del 1997. Che ognuno esprima le proprie ragioni e i propri sentimenti nel modo più confacente, senza pensare al mero presenzialisimo, nel posto e nela situazione in cui vive, coi tempi e coi mezzi che più gli aggradano. Non c'è nulla da aggiungere e nulla da gridare. Muoversi. (think globally act locally) 12 Luglio '98 - El Paso
occupato |
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Ora che le acque si sono un po' calmate sul fronte dell'ordine pubblico (l'avevano già battezzata l'emergenza Torino, il caso squatters, etc), lo Stato comincia a presentare il conto. Edoardo è morto e
lo abbiamo seppellito con una grossa manifestazione; garanzia quasi certa
che da lì in poi le reazioni alla sua morte sarebbero andate calando,
e così è stato. In questo percorso di anticipazione del giudizio finale della Legge mancava solo una cosa: un colpevole. E non c'è rimasto che lui, ora, Silvano Pelissero. E' già da un paio
di settimane che di lui si parla citando l'espressione "personaggio strano"
oppure "personaggio oscuro"… e finalmente stamattina, leggiamo la rivelazione
su Repubblica : Silvano sarebbe stato fermato 20 anni fa mentre attacchinava
dei manifesti dell' MSI assieme ad Agostino Ghiglia, tuttora esponente
politico di AN. |